referendum Sì ma non sul governo
Una campagna referendaria sulla riforma della Giustizia, quella cui assistiamo, caratterizzata da congetture prospettanti conseguenze catastrofiche derivanti dalle modifiche alla Costituzione.
Il principale e forse unico argomento enfatizzato ed utilizzato dai sostenitori del no inclusi magistrati di Magistratura Democratica, ma non solo, alla riforma delle carriere è quello secondo cui il PM finirebbe per essere sottomesso all’esecutivo. Motivazione, è inutile nasconderlo, motivata principalmente dalla volontà di tutelare prerogative e privilegi consolidati piuttosto che da reali preoccupazioni per la tenuta dell’ordine giudiziario.
Ma facciamo una verifica dei fatti per vedere se ciò corrisponde alla realtà o è una fake news. Ecco cosa dicono l’attuale articolo 104 della Costituzione e la modifica introdotta dalla riforma Nordio.
Ora: Art. 104. – La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Riforma Nordio: Art. 104. – La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente.
Credo non si possa obbiettare sul punto della separazione delle carriere che comporta percorsi distinti e non intercambiabili tra pubblici ministeri e giudici. Ciò garantisce la terzietà del giudice come sancito dall’Art. 111 della Costituzione, principio cardine del giusto processo, che prevede vari principi (garanzia del contraddittorio tra le parti e loro parità, ragionevole durata, giudice terzo e imparziale…). Date queste premesse pare logico concludere che il principale impulso a respingere la riforma sia dettato dalla avversione all’attuale governo con toni che rasentano slogan di matrice sessantottina. Un segno, purtroppo, del degrado cui diversi esponenti politici, magistrati e opinionisti stanno esponendo il confronto pubblico, impoverendo la qualità del dibattito all’interno della nostra società.
Pietro Dri

