GIOVANI, FINALMENTE

A dieci anni di distanza dal ‘no’ alla riforma di Renzi l’esito del referendum sulla giustizia è una sentenza definitiva: in Italia l’assetto istituzionale è intoccabile. Grazie all’uso distorto, demagogico che i partiti  e in quest’ultimo di buona parte della magistratura  fanno dello strumento referendario  nessuno si azzarderà sicuramente per molto tempo a tentare di mettere mano alla Costituzione. Salvo ovviamente come è avvenuto nel 1993 con la riforma dell’immunità parlamentare o la riduzione dei parlamentari come si addice ad un sistema politico prono alle sirene dell’antipolitica pur  di ricercare il consenso popolare. Nessuno mette in dubbio che le modifiche costituzionali riguardanti l’assetto istituzionale meriterebbero di essere approvate nella sede parlamentare ma è sotto gli occhi di tutti che il turbobipolarismo italiano ha creato una così forte radicalizzazione politica che impedisce la costruzione di maggioranze ampie per attuare quelle riforme di cui il Paese ha tanto bisogno. E così siamo ormai sprofondati in un immobilismo senza ritorno dove l’unico interesse è delegittimare l’altra parte politica per andare a governare ma non si sa per fare cosa .Il sondaggio di Pagnoncelli dimostra che i vincitori risultano essere le toghe  (20%; 34% tra chi ha votato Sì) più che non i partiti di opposizione ( 9%; e solo 8% tra chi ha votato No) a dimostrare che almeno in parte la lettura è quella di uno scontro tra i magistrati e la politica più che non tra i due schieramenti. Alla fine le sorprese hanno riguardato la partecipazione ed il risultato ma tutto sommato le ricadute nella percezione degli elettori non appaiono drammatiche in quanto il Paese si è mobilitato per negare comunque cambiamenti costituzionali che costituiscono la costante del conservatorismo italico.

Per usare  un’espressione diventata di voga ‘non li abbiamo visti arrivare’. Sono i giovani la novità positiva. Spesso per la generazione che ha un grande avvenire dietro le spalle vengono  visti chiusi nelle loro stanze, in preda ai social e invece c’è una lezione che dobbiamo apprendere dalla straordinaria partecipazione della generazione Z che ha dimostrato grande voglia di protagonismo e di cambiamento. Il referendum è stata quindi un’occasione, il primo treno che passava per dare un segnale forte che poco o nulla ha a che fare con il merito del referendum ma è servito a trasmettere un malessere che chiede  politiche che mettano al centro lavoro e salari dignitosi, meritocrazia, sostenibilità, diplomazie e non forza bruta . Il 70% dei giovani dai 18 ai 35 anni ha votato no in Italia mentre all’estero fatte le dovute differenze numeriche  ha prevalso il si (qualcosa vorrà dire) e non si può certo pensare che questo dato sia figlio di un’adesione partitica a questo o quel schieramento. La lezione che dobbiamo trarre è che i nostri figli e nipoti vogliono incidere, pretendono una società finalmente a misura loro .Ascoltiamoli senza paternalismi.

Alessandro Colautti