macche’ poltronificio

L’istituzione delle province fu prevista dalla nostra costituzione nella parte seconda al titolo quinto, e risale a ottanta anni fa. L’idea era quella di istituzionalizzare enti intermedi tra la Regione e Comuni.

Nella nostra regione, unica in Italia, furono abrogate con la volontà del legislatore di allora con l’intento di costituire come enti intermedi tra Regione e Comuni le UTI, le Unioni Territoriali Intercomunali, forme associative obbligatorie di comuni. 

Chi visse quel periodo sicuramente ricorderà i contrasti legati all’obbligatorietà ed alle funzioni che ad esse vennero trasferite, all’operatività seguente con comuni capofila che avevano serie difficoltà di gestione col personale.

Certamente la scelta non fu assoggettata all’interpello delle popolazioni interessate.

In seguito a cambi di maggioranze politiche, i legislatori regionali hanno percorso la via opposta con la riproposizione di nuovi enti di area vasta.

I nodi su cui verte il dibattito sono essenzialmente tre:

  • Aree diverse dai vecchi confini territoriali o ripristino di quanto abrogato?
  • Quali competenze dovranno essere assegnate?
  • Quale sarà la governance ed il suo metodo di elezione?
  • Personalmente, da amministratore locale, ritengo che ci sia la necessità assoluta di un ente intermedio operativo tra il legislatore Regione ed i Comuni fornitori di servizi di prossimità ai cittadini. Le scelte amministrative che vengono attuate sono sempre frutto di una elaborazione  politica che i funzionari e gli impiegati non sono nelle condizioni di esprimere se non in modo chiaramente tecnico. Forse la possibilità di ridisegnare i confini per caratteristiche socio economiche e territoriali  potrebbe essere una valida alternativa rispetto ai vecchi confini. 

Le competenze assegnabili potranno essere le più svariate se si considereranno i nuovi enti come bracci esecutivi della Regione ed interlocutori dei Comuni, come dall’art.118 della Costituzione “sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza”. 

Per ciò che attiene ai primi due punti vorrei chiarire che, in questa fase, la riproposizione è stata ragionata quasi come una “fusione per incorporazione”, quindi gli EDR si trasformeranno in Enti di area vasta, ed essendo ricompresi territorialmente nelle “vecchie” province può essere più semplice partire con una gestione già collaudata per le competenze già in essere, cui si affiancherà come dal DDL art. 35 comma 7, la funzione di committenza ausiliaria a favore dei comuni.

Certamente si può fare di più e meglio, ma partire da funzioni collaudate può essere un buon inizio. La governance è uno dei punti spinosi per i detrattori della riforma, in quanto visto come un poltronificio. In questo caso di affermazione populistica,  ai detrattori della “Politica” per inseguire  un facile consenso proporrei provocatoriamente di eliminare i consigli comunali, futuri provinciali, regionali e consigli di amministrazione nelle varie partecipate lasciando solo agli organi esecutivi la gestione della cosa pubblica. Si otterrebbero un calo di poltrone e risparmio di risorse, e di concerto anche lo spazio di alternanza democratica, e si sa la democrazia ha un costo.

Roberto Festa