Gli Alfieri e la Giustizia
Il 22 e 23 marzo avrà luogo il Referendum confermativo della legge costituzionale che ha riformato l’ordinamento giudiziario. A differenza del referendum abrogativo, che ha lo scopo di eliminare una legge ordinaria già in vigore, il referendum costituzionale ha una funzione confermativa: serve a stabilire se una legge di revisione della Costituzione, già approvata dal Parlamento, debba entrare definitivamente in vigore oppure no, indipendentemente dal numero dei votanti.

Il cuore della riforma è la distinzione formale tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, che vengono collocati in due carriere separate, ciascuna dotata di propri meccanismi di governo interno. La riforma modifica diversi articoli della Costituzione, ridefinendo l’assetto dell’autogoverno e i criteri di organizzazione delle funzioni giudiziarie.
In base al testo approvato dal Parlamento, giudici e pubblici ministeri continuano a far parte di un ordine autonomo e indipendente, ma non condividono più gli stessi organi di autogoverno. Vengono infatti istituiti due Consigli Superiori distinti, competenti rispettivamente per la carriera giudicante e per quella requirente. Ciascun Consiglio, i cui componenti togati sono scelti per sorteggio, è chiamato a occuparsi delle nomine, delle valutazioni di professionalità e delle progressioni di carriera dei magistrati appartenenti alla propria area funzionale.
Un ulteriore elemento qualificante della riforma è l’istituzione di una Corte disciplinare di rango costituzionale, chiamata a decidere sulle responsabilità disciplinari dei magistrati. Questa scelta mira a separare in modo più netto le funzioni di autogoverno da quelle disciplinari, introducendo un organo dedicato e distinto dai Consigli Superiori. Il voto referendario, quindi, non riguarda una singola misura isolata, ma un complesso di norme che ridefiniscono l’organizzazione interna della magistratura, lasciando invariati i principi di autonomia e indipendenza, ma intervenendo sulle modalità con cui tali principi vengono attuati. Il Consiglio Direttivo degli Alfieri ha analizzato l’argomento e, a maggioranza, ha deliberato di sostenere le ragioni del SÌ. Pur riscontrando alcune criticità nella norma, si è ritenuto che la nuova legge costituzionale sia un’occasione unica per iniziare un processo che porti alla modernizzazione ed all’imparzialità del sistema giudiziario, spezzando il potere delle correnti. Si spera anche che la nuova Corte disciplinare garantisca imparzialità, uniformità di giudizio ed indipendenza rispetto ai futuri Consigli Superiori delle due carriere. Attualmente quelli che giudicano i magistrati sono anche quelli che li amministrano.Si pensi che dal 2017 al 2024 su 5933 ingiuste detenzioni, solo 9 magistrati sono stati sanzionati.
Angioletto Tubaro
Presidente Alfieri per la Libertà

