C’era una volta la democrazia

Partendo da lontano, dall’anno 600 circa a.c., vediamo svilupparsi un concetto di seppur primordiale democrazia nell’antica Grecia.

Alla sola popolazione maschile Ateniese, venne data la possibilità di intervenire negli affari di governo, riconoscendo al popolo sovrano il diritto di autogovernarsi.

 

I cittadini iniziano ad avere quindi voce negli affari di stato.

Da allora ad oggi sono passati XXV secoli, e molti sono stati i filosofi che si sono espressi nel tentare di dare un contributo al senso della parola democrazia. Nell’800 iniziarono a contrapporsi le visioni liberiste di tipica impronta anglosassone che ritroviamo in Bentham e Mill, (i cui cardini necessari affinché una democrazia possa esistere erano “La competizione tra i politici; La separazione dei poteri; La libertà di pensiero, di stampa, ecc.”) alle dottrine Hegeliane e Marxiste di natura opposta.

Queste visioni contrapposte hanno poi di fatto portato negli ultimi due secoli a quell’arroccamento culturale filosofico che si è manifestato nella nostra vecchia Europa ed in particolare negli ultimi anni nel nostro paese.

Da allora ad oggi il concetto legato alla parola “Democrazia” si è via via appaiato all’espressione del tipo di voto che oggi conosciamo, condizionando quello che era il concetto iniziale.

Non è possibile e tantomeno pensabile infatti l’applicazione di una forma totale di espressione su ogni singolo argomento da parte di tutto il popolo (es. referendario).

Nell’evoluzione del sistema democratico, solo ad alcune persone (nell’antichità sorteggiate, ed oggi elette) viene concesso il mandato per perseguire il raggiungimento di obiettivi il più possibili aderenti alle esigenze delle comunità.

Cosa vuol essere oggi la democrazia? La mera e sola possibilità di poter esprimere un voto che legittimi una rappresentanza a dirimere gli affari di una nazione o di un popolo? Questo quesito si affaccia oggi prepotentemente.

Molti pensano che l’espressione di libero voto per la determinazione di un parlamento sia la massima espressione di democrazia, ma col passare del tempo questo non basta più. Si è volutamente piegato tutto verso il concetto di governabilità, aggiustando sempre più il sistema per garantirla.

Ma la governabilità può essere avvicinata al concetto di democrazia? 

A mio parere la volontà di governare dettata da maggioranze certe, sembra essere avulsa all’espressione parlamentare rappresentativa e delegata col voto. Siamo addivenuti ormai a sistemi autocratici quasi autoreferenziali, a prescindere dai principi fondamentali della democrazia. La classe dirigente è legittimata a compiere ogni scelta ritenga opportuna sulla scorta di un voto popolare sempre meno qualificante?

Roberto Festa